La giovane vedova prosperosa si consola

giovane vedova prosperosa

Erano trascorsi ormai due anni da quel giorno, in cui la malattia ebbe la meglio su mio marito: il nostro fu un amore breve ma intenso e mi ero ripromessa che nonostante la mia giovane età, non mi sarei mai risposata.

Le mie voglie di giovane donna, però, nonostante il dolore si facevano ogni giorno più pressanti, anche perché mio marito era stato l’ultimo ad apprezzare le mie forme sinuose, i miei seni sodi e la mia vagina calda ed umida.

Fu così che un giorno, stanca di sentirmi sola e non amata da nessuno, accettai l’invito a cena del Dott. Hudson, il medico che aveva avuto in cura mio marito.

Mi sentii lusingata quando quella mattina, incontrandolo al supermercato, tra una chiacchiera e l’altra mi invitò a cenare con lui; il Dottor Hudson era un professionista tutto d’un pezzo all’apice della sua carriera ed anche molto prestante fisicamente.

Ci incontrammo in un ristorantino nei pressi del borgo antico. Quella sera decisi di osare: non indossavo ormai da tempo quei vestiti succinti, che solitamente fanno girar la testa a molti uomini e quella fu l’occasione per mettere in risalto le mie forme.

Ordinammo la nostra cena a base di pesce e champagne a fiumi, e mentre stavamo cenando, il Dott. Hudson mi chiese se avessi superato il grave lutto. Guardandolo negli occhi, risposi che ci stavo provando, ma notavo sempre di più che mentre io parlavo, lui spesso fissava la mia scollatura e quel neo posto sul mio seno destro.

Finita la cena, mi chiese se prima di rientrare a casa, avessi voluto accompagnarlo al suo studio per dare un’occhiata più approfondita a quel neo. Ma era evidentemente una scusa: mi fece spogliare e mi disse subito che il mio nero era solo una caratteristica di bellezza del mio seno, ma non si fermò, e continuò a palpare il mio abbondante seno, non seppi tenere a freno i miei ormoni e misi una mano sulla sua asta che pian piano cresceva all’interno dei suoi pantaloni.

Lo spogliai e cominciai a toccare con vigore il suo cavernoso membro, masturbandolo lo immaginai tutto dentro la mia vogliosa passera ormai inattiva da tempo.

Mi spogliò a sua volta, e con irruenza mi strappò di dosso gli slip, cominciando a penetrare con tre dita infilate in maniera sapiente, la mia fonte di piacere.

Osservavo il suo pene, era davvero lungo, grosso e duro, così finalmente si decise ad infilarlo con forza dentro la mia vagina, e mentre andava su e giù provocava in me degli orgasmi infiniti.

Ad un certo punto tolse la sua verga dalla mia passera lubrificata, e toccandomi il clitoride, cominciò a riempire di sperma la mia cavità orale, lasciando nella mia bocca il dolce sapore di un dessert, il migliore, forse, che avrei potuto assaporare quella sera.

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