Lezioni in aula studio con Fabrizia

lezioni in aula

Volevo passare a tutti i costi l’esame di matematica, ma proprio non c’era verso. Era la terza volta che tentavo: alla quarta, decisi di chiedere aiuto a Fabrizia, la più brava del mio corso. Eravamo amiche abbastanza da poterle chiedere il favore di fermarsi con me, qualche ora dopo le lezioni: per lei sarebbe stato motivo di ripasso, per me, invece, sarebbe stata una possibilità in più per apprendere il più possibile e superare l’esame.

Ci ritrovavamo in un’aula del dipartimento abbandonata, che non frequentava praticamente mai nessuno: chiudemmo la porta, mettemmo giù due sedie, ed iniziammo a studiare. Un giorno, però, dopo qualche mese delle nostre lezioni, qualcosa cambiò. Più guardavo Fabrizia e più mi rendevo conto di quanto fosse sicura di sé, nelle movenze, nei gesti, nelle parole: notai inoltre che mi guardava con uno sguardo diverso, non tanto da amica, ma da uomo pronto a farti sua. Ma lei era una donna: decisi di provare a sedurla per capire se le sue intenzioni fossero quelle che avevo intuito.

Lo sai che non ho mai provato a baciare una donna?”, le dissi. Fabrizia mi sorrise: “Ti sei accorta di come ti guardo, vero?”, mi rispose.

Non me n’ero mai accorta, ma in effetti Fabrizia poteva essere benissimo una di quelle donne a cui piacciono quelle del suo stesso sesso: ero eccitata al pensiero, eppure non avevo mai baciato una donna né provato qualcosa per una donna. L’aula studio era deserta, il dipartimento anche. Decisi di provare a baciarla: mi avvicinai con lentezza al suo corpo, annusai il suo volto, il suo naso, accarezzai i suoi occhi, le sue labbra.

Mi trovai a pochi millimetri dal baciarla, il suo respiro si era fatto più affannoso e la cosa non mi dispiaceva affatto: si vedeva che si stava eccitando. Mi accarezzo le gambe, insinuò le sue mani tra le mie cosce e scostò leggermente i miei slip, infilando un dito dentro la mia passera già umida. Poi, mi baciò: con gli stessi movimenti che le dita facevano tra le mie grandi labbra ed il clitoride, la sua lingua si spostava nella mia bocca, dandomi un piacere che non avevo mai provato con nessun uomo. Era un piacere lento, ovattato, ma che mi avrebbe permesso di scoprire me stessa, la mia sessualità: venni in un attimo, dimenandomi sulla sedia.

Fabrizia mi diede un bacio: “Ci vediamo domani”, mi disse. Mi lasciò così, sognante, mentre desideravo di nuovo la sua lingua dentro di me, le sue dita nella mia passera umida, e forse anche qualcosa di più.

Be the first to comment

Leave a comment

Your email address will not be published.


*